GENITORI ED EDUCATORI: LA NECESSITÀ DI SAPERE

Durante gli ultimi mesi sono rimasta particolarmente affascinata dalla lettura di un libro sullo sviluppo infantile, che, sulla base dell’attuale percezione del tempo, può essere considerato quasi antico poichè scritto prima del 1945, anno in cui morì l’autrice Susan Isaacs direttrice all’epoca del Dipartimento di studi sullo sviluppo del fanciullo nell’Università di Londra.
Riporto alcuni stralci delle sue preziose parole perchè esprimono al meglio il cambiamento delle domande e dei dubbi che in quanto genitori, educatori o persone che più generalmente hanno a che fare con i bambini, ci si poneva un tempo e ci si pone oggi.

“Fino a poco tempo fa, non esisteva il minimo dubbio che i genitori possedessero per natura o tradizione la conoscenza necessaria a renderli capaci di allevare bene i propri figlioli. Il neonato indossava, allora, indumenti che impacciavano qualsiasi movimento e una fascia così stretta da lasciarlo appena respirare. Era tenuto attentamente lontano dalle “correnti” e dall’aria fresca e pesantemente vestito per paura del freddo. Gli si dava il latte appena piangeva o, per confrontarlo, invece del latte, uno sciroppo dolce o qualcosa d’altro, anche se non troppo pulito. Ora, invece, lasciamo il bambino libero di sgambettare e respirare; non solo lo mettiamo a dormire con le finestre aperte o in giardino, ma lo lasciamo giacere e rotolarsi nudo al sole e all’aria, da cui una volta cercavamo con tanta cura di difenderlo. Invece di basarci semplicemente sull’affetto e il sapere naturale della madre, lo alimentiamo seguendo un orario, a intervalli di tre o quattro ore.
Ciò che è importante notare in questo cambiamento delle nostre convinzioni, sul modo migliore di badare al fisico del bambino, è che esso non è un semplice cambiamento di abitudini e neppure la fine di una tradizione in favore di un’altra. E’ che le madri hanno semplicemente abbandonato abitudini e tradizioni cieche per la scienza.
Ciò che “si è sentito dire” e “si usa” non è più sufficiente. Molte abitudini di cui avevamo avuto fiducia per dei secoli si sono rivelate errate, se studiate con un po’ d’attenzione. Questo ci ha condotti a basarci su cognizioni scientifiche per tutto ciò che riguarda il cibo, il sonno, il modo di vestire, gli effetti della luce e dell’aria e i mezzi per prevenire le malattie.
Oggi senza questo tipo di conoscenza, non possiamo essere affatto sicuri di trattare i bambini nel modo migliore e rischiamo di fare molto male con le migliori intenzioni del mondo. I bambini hanno bisogno di tutto il nostro affetto e della nostra simpatia, ma anche della nostra intelligenza e dei nostri seri e pazienti sforzi per capire le vie del loro sviluppo mentale.”

Credo che emerga in modo evidente da queste parole la necessità che ognuno di noi ha, in relazione ai bambini, di sapere cosa loro succede durante lo sviluppo e cosa possiamo fare per facilitare e favorire il difficile compito della crescita.
Quando parliamo di crescita e di sviluppo non possiamo prescindere dal parlare di giocare perchè è proprio attraverso il gioco che l’agilità, la forza e al tempo stesso l’intelligenza accrescono. Possiamo considerare infatti il gioco come il lavoro del bambino, attraverso il quale egli aumenta le sue conoscenze del mondo circostante.

Alla luce di queste considerazioni mi propongo di preparare una serie di articoli con alcuni suggerimenti tratti dai numerosi studi che sono stati effettuati sull’importanza del gioco e dalle scarse ricerche attualmente disponibili sulle diverse tipologie di giocattoli adatti ad ogni età. Suddividerà lo sviluppo infantile sulla base dell’età cronologica per rendere il materiale facilmente comprensibile anche a chi non ha dimestichezza con le teorie dello sviluppo psicologico.

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